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Orafi, la ripartenza non sia come l’oro dei farlocchi

Il settore orafo-gioielliero riparte da Vicenza dopo il lockdown.  Ed è così che VicenzaOro, la fiera annuale del settore, si trasforma in “Voice”, acronimo di Vicenzaoro International Community Event, che quest’anno rappresenta il primo evento mondiale che affiancherà, oltre alla presenza digital, anche quella fisica, dopo il rinvio da inizio anno di tutte le rassegne internazionali del settore.

Alla manifestazione, in programma dal 12 al 14 settembre e allestita in pochi mesi e tra molte difficoltà per garantire il massimo rispetto delle norme anti-Covid, hanno aderito oltre 370 espositori.

In apertura dei lavori un forte appello per un rilancio dell’export del settore orafo è arrivato da CNA Orafi Nazionale, assieme alle altre associazioni di categoria, che hanno consegnato al Governo, in vista del collegamento con il ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, prevista per lunedì 14 Settembre, un documento contenente 14 precise richieste in tema di internazionalizzazione.

Infatti, dopo anni di crescita consecutiva e un 2019 con un incremento del +2,3% dei beni venduti all’estero, il comparto orafo si trova a fare i conti con la pandemia e nel primo quadrimestre 2020 il settore ha visto una contrazione nelle esportazioni del 31,2%, che diventa ancora più accentuata nei Paesi extra UE (-39,9%).

“Per tale motivo, CNA spera di sensibilizzare le istituzioni verso percorsi virtuosi a vantaggio delle aziende piccole, medie e grandi, che formano il tessuto di uno dei simboli del Made in Italy nel mondo” sottolinea il portavoce nazionale CNA Orafi, Arduino Zappaterra.

Le richieste avanzate nel documento riguardano: l’internazionalizzazione, la sostenibilità e origine delle materie prime, la semplificazione fiscale e la formazione.

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, nel settore orafo, i dazi e le barriere non tariffarie (NTB) impediscono la commercializzazione diretta dei manufatti italiani verso aree che rappresentano oltre il 60% del consumo mondiale. Fermo restando quindi la necessità di rilanciare con forza le iniziative a livello UE per politiche commerciali volte alla liberalizzazione regolamentata del commercio mondiale attraverso gli accordi di libero scambio (FTA), il settore ritiene importante che, nell’ambito del “Patto per l’Export”, vengano evidenziate alcune specificità, ovvero:

  • La ratifica dell’adesione dell’Italia alla c.d. Convenzione di Vienna sui metalli preziosi per facilitare il commercio internazionale degli oggetti in metalli preziosi garantendo, nel contempo, un’adeguata tutela del consumatore. Il ritardo nell’iter parlamentare di approvazione non consente alle nostre aziende di utilizzare le agevolazioni previste all’interno di paesi che rappresentano il 30% del nostro export.
  • Il potenziamento delle capacità di intervento preventivo ed ex-post da parte degli help desk anticontraffazione su alcuni mercati strategici (USA, Turchia, Cina, EAU, Russia…) e l’attivazione di help desk per un primo affiancamento delle imprese nei contenziosi con gli operatori esteri.
  • Il potenziamento degli accordi con la GDO (in USA e Giappone, ma non solo) che hanno rappresentato, nella fase “pre-Covid” un fattore di successo nelle politiche di “incremental business” settoriali.
  • L’attivazione attraverso accordi con i singoli Paesi, di “fast-line” o “fast-track” per permettere, nel rispetto di determinati protocolli sanitari bilaterali, la riduzione delle restrizioni previste per l’ingresso in determinati paesi. Questo per promuovere l’arrivo di operatori stranieri in Italia e agevolare, anche attraverso le nostre sedi diplomatiche, la presenza di operatori italiani nei paesi strategici per il nostro export
  • Potenziamento delle azioni a supporto delle manifestazioni fieristiche di settore nonché, sempre nell’ambito B2B, l’agevolazione all’accesso delle piccole e medie imprese al programma MAECI/ICE “Fiera Smart 365” così come la promozione e il supporto per le aziende meno “smart” nella fruizione degli accordi avviati con le principali piattaforme di e-commerce internazionali.
  • la necessità di accompagnare la comunicazione trasversale del “brand Italia” in fase di impostazione da parte del MAECI, con una campagna a livello settoriale per incidere in modo più chirurgico sul trade internazionale.

Un ulteriore aspetto sottolineato nel documento riguarda la sostenibilità e origine delle materie prime. Il settore dei preziosi è tra i settori più all’avanguardia in materia di economia circolare e nel recupero e nel riutilizzo degli oggetti e dei metalli/materiali usati.

Non solo, da oltre 20 anni nel settore vengono adottate politiche per la tracciabilità dell’origine “no-conflict” dei diamanti con la certificazione dell’origine dei diamanti (c.d. Kimberley Process) e con l’adozione di disciplinari internazionali anche per l’origine dei metalli preziosi.

Dal gennaio 2021 inoltre entrerà in vigore il Regolamento europeo per la “due diligence” per garantire l’origine “conflict free” dell’oro. Il settore ritiene importante che:

  • l’Italia si adoperi per estendere misure di tracciabilità anche nelle altre aree mondiali concorrenziali (es. Cina e India) e armonizzare a livello europeo le parti disciplinate dai singoli Stati membri (es. sanzioni, soglie, controlli…).
  • Si sostenga con forza la candidatura dell’Italia come Paese di riferimento a livello UE per l’emissione delle certificazioni “Kimberley Process” per proporre una regolamentazione europea sulla corretta distinzione tra diamanti naturali e artificiali.
  • Eliminare i blocchi doganali in ingresso in Cina dei prodotti in Corallo Rosso del Mediterraneo (Corallium Rubrum), vero Made in Italy, e che non sono assoggettati a vincoli CITES.

Per quanto concerne la semplificazione fiscale, si tratta di snellire alcune norme che appesantiscono e ostacolano la produzione e la diffusione dei beni delle aziende italiane a discapito della competizione con i mercati esteri, essendo il mondo orafo-gioielliero italiano oggetto di particolari e doverose attenzioni in termini di controlli e procedure fiscali create a tutela di operatori e consumatori. Le aziende orafe ritengono importante una semplificazione che miri a:

  • Estendere il regime di Reverse Charge alla filiera di produzione e commercializzazione del gioiello.
  • Introdurre un nuovo testo di legge di cui all’art.17 co.5 DPR 633/72 al fine di introdurre il regime di inversione contabile a tutti i passaggi commerciali all’interno della filiera industriale, risolvendo così molti problemi interpretativi e ponendo ostacoli alle frodi fiscali.
  • Emendare le modalità di applicazione dell’art. 128, U.C. DEL T.U.L.P.S.

Inoltre, il “fermo amministrativo o cautelare” nelle operazioni tra operatori del settore rappresenta un ostacolo alla circolazione dei beni senza che ciò apporti benefici in termini di tracciabilità.

Nello scambio BtoB, l’operatore eredita una operazione di per sé già pienamente tracciata che gode di una ampia documentazione contabile fiscale (documento di trasporto/fattura) in taluni casi, le operazioni di cessione e relativa compravendita tra operatori potrebbero essere oggetto di altre transazioni commerciali tra altri soggetti facenti parte della filiera orafa, sommando, di fatto più volte, il fermo amministrativo o cautelare.

La formazione per il settore orafo è un altro aspetto cruciale per poter garantire la sopravvivenza del settore e la competitività delle aziende italiane nei mercati esteri. Nei prossimi anni si assisterà all’uscita dal mondo del lavoro di alcune migliaia di professionisti tecnici per raggiunti limiti di età, ma ad oggi il ricambio generazionale di queste competenze non è garantito con il rischio di depauperare un patrimonio di conoscenze unico.

Occorre, quindi, rilanciare i percorsi formativi professionalizzanti attraverso opportune campagne di informazione e sensibilizzazione (studenti, genitori, docenti), rafforzare e finanziare la presenza di progetti di istruzione superiore con particolare riguardo alle produzioni di qualità nei licei artistici, negli istituti tecnici e professionali (ITS), incentivare in modo opportuno la c.d. “staffetta generazionale” per la migliore gestione del trasferimento delle conoscenze in azienda.